Libertà 5 Febbraio 2013


Libertà, martedì 5 febbraio 2013

Le tre vincitrici, dopo la cerimonia, si sono esibite proponendo arie celebri con una preferenza per Giuseppe Verdi

«Che grande emozione salire sul podio del concorso Labò»

Ermolaeva, Spatola e Angheleddu agli “Amici della Lirica”

Nella sede dell'associazione filo lirica, si è svolta la serata presentata da Lara Granata con il pianista Scaravella

Piacenza - Gli "Amici della Lirica", per quell'attenzione particolare da sempre rivolta ai giovani cantanti lirici in ascesa, hanno dedicato una serata particolare le vincitrici del concorso internazionale voci nuove "Flaviano Labò", nell'ordine i soprani Taisiya Ermolaeva, Federica Spatole e Angela Angheleddu. A presentare il concerto si è impegnata Lara Granata, al pianoforte il maestro Elio Scaravella che ha accompagnato le cantanti durante tutto lo svolgimento delle audizioni. «È stata una sorpresa di ritrovarci in finale e poi vincitrici del concorso - dicono con una voce sola -, tre soprani su tutti e c'erano voci importanti di tenore e baritoni, è insolito ma davvero molto piacevole». Taisiya Ermolaeva è moscovita: «Sono nata in una città vicino a Mosca che allora si chiamava Breznev, ora non si chiama più così, ma con un nome impronunciabile. A Mosca ho studiato al Collegio musicale pianoforte e canto. Quella del canto è una passione presente fin da bambina, cantavo nel coro di voci bianche. Mia madre mi ha imposto di venire in Italia, se vuoi cantare, mi disse, devi andare a Milano a studiare, da sei anni sono qui. Ho vinto già tre concorsi, studiare e ancora studiare bisogna. Se potessi scegliere con quale opera debuttare, direi Macbeth: mi ha portato fortuna. Mi piacciono i personaggi forti, tragici. Ho scelto ancora Lady Macbeth nella scena del sonnambulismo, Una macchia e poi ancora Santuzza, altro personaggio tragico, perdente: Voi lo sapete, o mamma».
Federica Spatola, da Siracusa, ha completato gli studi musicali al Conservatorio di Messina: «Sono verdiana da sempre, Verdi era buon conoscitore dell'animo femminile e studio i suoi personaggi. Mi piacerebbe cantare Leonora del Trovatore anche se è prematuro, devo ancora studiare, maturare. Canto Puccini, Madama Butterfly, un canto lirico trasognato: Un bel dì vedremo e ancora di Verdi, l'aria che mi ha portato fortuna in finale di concorso Pace, mio Dio da La forza del destino».
Angela Angheleddu è sassarese, da anni in terra parmigiana e propizia al canto lirico, «nella bassa di Fontanelle», precisa il giovane soprano. «Non pensavo di arrivare a tanto, così inesperta come sono. Non avevo mai cantato con l'orchestra, solo accompagnata dal pianoforte. È stata una sensazione bellissima, avvolta dal suono, protetta. Siamo arrivate in finale stanche, dopo giorni di tensione, prima il gran bailamme della selezione, poi la semifinale. Già arrivare lì è stata una vittoria. Poi il concerto finale; quando ho sentito il mio nome premiato, m'è parso di sognare». Angela Angheleddu si è presentata in finale come Violetta. «È un personaggio che sento mio, anche Luisa Miller, c'è ancora tanto da fare, studiare». Ha cantato, da Luisa Miller, Tu puniscimi, Signore e ancora, da La Traviata, È strano.
Calorosissimi applausi del folto pubblico, con i migliori auguri.

Gian Carlo Andreoli

 
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